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NOTIZIE

CALCOLO IMU MARIGLIANO 2019

COMUNE DI MARIGLIANO
CITTA' METROPOLITANA DI NAPOLI
I.MU. (IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA) ANNO 2019
Visti, in particolare, l’art. 1 della L. n. 147/2013, gli art. 13 del D.L. 06.12.2011, n. 201, gli artt. 8 e
9 del D.Lgs. 14.03.2011, n. 23, l’art. 1, commi 161-170, della L. 27.12.2006, n. 296, l’art. 1, comma
380, della L. n. 228/2012, l’art. 10 del D.L. 8.4.2013, n. 35, l’art. 2 del D.L. 102/2013 e l'art. 1,
commi 10 e 15, della L. n. 208/2015
Vista la delibera di G.M. n.20 del 29/01/2019 e la delibera di c.c. n.15 del 12/02/2019 con le quali si
confermano le aliquote previste per l anno 2019;
DELIBERA DI G.M. N.91 DEL 09/058/2019 NOMINA RESPONSABILE IMU.
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE RENDE NOTO CHE
entro il 16 GIUGNO 2019 deve essere effettuato il versamento della prima rata dell’imposta municipale propria
(I.MU.) dovuta per l’anno d’imposta 2019, che deve essere pari al 50% dell’imposta calcolata sulla base delle aliquote e
delle detrazioni in vigore nell’anno 2018.
Sono tenuti al pagamento dell’imposta tutti i possessori di immobili siti sul territorio comunale. Soggetti passivi sono il
proprietario o il titolare del diritto di usufrutto, uso, abitazione (coniuge superstite, coniuge assegnatario della casa
coniugale), enfiteusi o superficie sull’immobile.
Immobili soggetti all’imposta: il tributo è dovuto su tutti gli immobili posseduti, ovvero fabbricati, aree fabbricabili,
terreni.
Si ricorda che l’imposta non si applica:
- al possesso dell’abitazione principale e delle pertinenze della stessa, ad eccezione di quelle classificate nelle
categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
- alle unità appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative
pertinenze dei soci assegnatari o destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche non residenti anagraficamente;
- ai fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle Infrastrutture,
del 22 aprile 2008;
- alla casa coniugale assegnata, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o
cessazione degli effetti civili del matrimonio, ad uno dei coniugi;
- ad un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non
concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad
ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 19
maggio 2000 n° 139, dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni
della dimora abituale e della residenza anagrafica;
- ai fabbricati rurali ad uso strumentale;
- ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non
siano in ogni caso locati;
- unica unità immobiliare posseduta da cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'AIRE, già
pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o usufrutto, a condizione che non risulti locata o data in
comodato d'uso;
- terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali di cui all'art. 1 del
D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola (CD e IAP).
Base imponibile:
- Fabbricati: rendita catastale, vigente al 1° gennaio dell’anno d’imposizione, rivalutata del 5% e con
l’applicazione dei seguenti moltiplicatori, diversi a seconda della categoria catastale del fabbricato:
Cat. A (no A/10) 160 Cat. A/10 80 Cat. B 140 Cat. C/1 55
Cat. C/2-C/6-C/7 160 Cat. C/3-C/4-C/5 140 Cat. D (no D/5) 65 Cat. D/5 80
Valore imponibile = rendita catastale x 1,05 x moltiplicatore
- Aree fabbricabili: il valore imponibile è dato dal valore venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno
di imposizione;
- Terreni: il valore imponibile è dato dal reddito dominicale vigente in catasto al 1° gennaio dell’anno di
imposizione, rivalutato del 25%, moltiplicato per il coefficiente 135.
Si ricorda che, a decorrere dall'anno 2016, la base imponibile è ridotta del 50 per cento per le unità immobiliari, fatta
eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo
(comodante), che risiede anagraficamente e dimora abitualmente nello stesso comune, a figli o genitori (comodatari)
che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda al
massimo un'altra unità ad uso abitativo nello stesso comune, adibita a propria abitazione principale, ad eccezione delle
unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Tutte le condizioni riportate sono necessarie, con la
conseguenza che il venir meno di una sola di esse comporta l'impossibilità di godere dell'agevolazione.
E’ considerata abitazione principale il fabbricato iscritto o iscrivibile in catasto come unica unità immobiliare in cui
il possessore ed il suo nucleo familiare (coniugi non legalmente separati) dimorano abitualmente e risiedono
anagraficamente. Sono pertinenze le unità immobiliari esclusivamente classificate nelle categorie catastali C/2-C/6-
C/7, nel limite massimo di una unità pertinenziale per ciascuna delle categorie indicate, anche se iscritte in catasto
unitamente all’unità ad uso abitativo.
Detrazione: per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, classificata nella categoria catastale A/1-A/8 o
A/9, compete una detrazione di imposta di €. 200,00, da rapportare al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale
destinazione e da suddividere in parti uguali tra i soggetti passivi per i quali l’unità immobiliare è destinata ad
abitazione principale.
La detrazione spetta fino a concorrenza dell’imposta dovuta sull’abitazione principale e relative pertinenze.
La detrazione si applica anche agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o
dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli IACP, istituiti in
attuazione dell’art. 93 del DPR n. 616/1977.
Aliquote: il versamento della prima rata deve eseguirsi applicando le aliquote e le detrazioni vigenti nei 12 mesi
dell’anno precedente, vale a dire quelle dell’anno 2018. Le aliquote in vigore per l'anno 2019 devono applicarsi solo in
sede di pagamento del saldo. Si riportano le aliquote vigenti nel 2018:
Fattispecie Aliquote anno 2019
Abitazione principale e pertinenze (cat. catastale A1-A8 o A9) 0,40%
Aliquota base 1,06%
Calcolo dell’imposta: il calcolo dell’imposta deve effettuarsi applicando al valore imponibile come sopra determinato
l’aliquota e l’eventuale detrazione (nel caso di abitazione principale e pertinenze, classificate nelle categorie catastali
A1-A8 e A9). L’imposta è dovuta in proporzione alla quota di possesso ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il
possesso, considerando per intero il mese in cui il possesso si è protratto per almeno 15 giorni.
Il versamento deve essere effettuato interamente in favore del Comune, fatta eccezione per gli immobili ad uso
produttivo appartenenti alla categoria catastale D, per i quali il tributo deve invece calcolarsi come segue:
- Quota statale: applicando l’aliquota dello 0,76%;
- Quota comunale: applicando in sede di prima rata l’aliquota dello 0,30%.
Pagamento: Il versamento dell’imposta può essere eseguito a mezzo modello F24 oppure mediante bollettino di
conto corrente postale.
In caso di pagamento a mezzo modello F24, dovranno essere utilizzati i codici tributo sotto indicati, separando la quota
comunale da quella statale:
Tipologia immobili Codice IMU quota Comune Codice IMU quota Stato
Abitazione principale e pertin. (cat.catast. A1-A8-A9) 3912 =====
Terreni 3914 =====
Aree fabbricabili 3916 =====
Immobili cat. D 3930 3925
Altri fabbricati (escluso fabbricati rurali strumentali) 3918 =====
Il codice Comune/Ente è E955. L’importo da versare per ciascun rigo deve essere arrotondato all’euro inferiore per
importi minori di 50 centesimi) o all’euro superiore per importi pari o maggiori di 50 centesimi.
Non deve essere effettuato il versamento se l’imposta dovuta per l’intero anno è inferiore ad €. 3,00.
In caso di versamento a mezzo bollettino di conto corrente postale, quest’ultimo è disponibile gratuitamente presso gli
uffici postali, riporta il numero di conto corrente 1008857615, è valido indistintamente per tutti i comuni, ed è intestato
“Pagamento IMU”. Lo stesso bollettino dovrà essere compilato in ogni sua parte, indicando il codice catastale E955,
l’importo dovuto ed i dati anagrafici, comprensivi di codice fiscale.
Al fine di facilitare il calcolo dell’imposta dovuta, è possibile utilizzare un programma appositamente predisposto e
disponibile sul sito internet del Comune. Sul medesimo sito si possono reperire ulteriori informazioni e la modulistica.
Dichiarazione: I contribuenti sono tenuti a presentare la dichiarazione entro il 30/06/2019, utilizzando il modello
approvato con apposito decreto ministeriale, per gli immobili per i quali il possesso ha avuto inizio nell’anno 2018 o
nello stesso anno sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta. Per verificare le ipotesi
in cui vi è l’obbligo di presentazione della dichiarazione si invita a consultare il predetto decreto ministeriale.



PIANO CASA - PROROGA AL 2019

ESTRATTO DA L. R. CAMPANIA 29/12/2017, N. 38
Art. 13 - (Revisione di termini e di spesa)
1. Al comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale 18 novembre 2004, n. 10 (Norme sulla sanatoria degli abusi edilizi di cui al decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo 32 così come modificato dalla legge di conversione 24 novembre 2003, n. 326 e successive modifiche ed integrazioni), la parola “2017” è sostituita dalla seguente “2018”.

2. Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 5 gennaio 2011, n. 1 (Modifiche alla legge regionale 28 dicembre 2009, n. 19) la parola “2017” è sostituita dalla seguente “2019”.

3. Omissis

4. L’articolo 3 della legge regionale 18 gennaio 2016, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione finanziario per il triennio regionale 2016 -2018 della Regione Campania – Legge di stabilità regionale 2016), è così modificato:

a) al comma 5 sostituire le parole da “alla approvazione” fino a “Istituti Campani” con le seguenti “al 31 dicembre 2018”;

b) dopo il comma 5, è aggiunto il seguente: “5-bis. Ai revisori unici dei conti degli IACP è riconosciuto un compenso, a valere sui bilanci dei rispettivi IACP, pari al compenso previsto per il presidente del collegio sindacale dell’Agenzia campana per l’edilizia residenziale, ridotto di un sesto per i revisori unici degli IACP di Avellino, Caserta e Benevento, di un settimo per il revisore unico dell’IACP di Salerno e di un ottavo per il revisore unico dell’IACP di Napoli.”.

5. Nell'esercizio delle funzioni attribuite alle Regioni dal decreto legislativo 15 novembre 2017, n. 183, (Attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170), la Giunta regionale approva, con delibera, le norme tecniche sulle misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigine degli stabilimenti ed attività di cui al Titolo I della Parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). La delibera di approvazione delle suddette norme tecniche è approvata dalla Giunta regionale entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita l’Arpac e la competente Commissione consiliare permanente.


A.P.E.
Attestato di Prestazione Energetica e Libretto di Impianto (o Libretto di Centrale)

Il libretto di impianto o di centrale è stato sostituito con il libretto di impianto di climatizzazione e gli adempimenti di seguito descritti valgono per qualsiasi impianto di riscaldamento e raffrescamento ( quindi anche a pompe di calore) la cui potenza complessiva, data dalla somma delle potenze dei singoli generatori installati in una stessa unità immobiliare, superi i 12 kW.

Secondo quanto disposto dai commi 2 e 3 dell’art.6 del DM 26/6/2009, l’attestato di prestazione energetica ha una validità massima di dieci anni, ma tale validità viene confermata solo se sono rispettate le prescrizioni normative vigenti per le operazioni di controllo di efficienza energetica degli impianti di climatizzazione asserviti agli edifici. Nel caso di mancato rispetto delle predette disposizioni l’attestato di prestazione energetica decade il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è prevista la prima scadenza non rispettata per le predette operazioni di controllo di efficienza energetica. Inoltre, all’attestato di prestazione energetica, va allegato il libretto di impianto.
A questo scopo, nel caso di impianti di riscaldamento serviti da caldaia a combustibile fossile quale ad esempio metano, gpl o diesel, il tecnico ha l’obbligo di controllare il libretto di impianto, verificando che gli adempimenti di legge per le operazioni di manutenzione e controllo di efficienza energetica siano stati rispettati. Nel caso in cui tali adempimenti non siano stati rispettatti, o (capita) il libretto di impianto sia mancante, è opportuno per il tecnico quantomeno informare il proprietario che la scadenza della validità dell’attestato sarà al 31 dicembre dell’anno successivo.
Esempio: se al 1° Ottobre 2013 il tecnico redige un attestato di prestazione energetica per un edificio servito da caldaia e della quale dovesse mancare tale documento, o siano evidenti dallo stesso eventuali inadempimenti, la validità dell’attestato decade il 31 dicembre 2014.
Con la nota del 9 settembre 2013, il Notariato fornisce un chiarimento sull’eventualità di allegare all’Ape il libretto dell’impianto nel caso di atto di compravendita.
L’articolo 6 del D.Lgs. 192/2005, infatti, nel descrivere le condizioni di validità dell’attestazione di prestazione energetica, afferma che i libretti di impianto “sono allegati, in originale o in copia, all’Attestato di Prestazione Energetica”.
Secondo il Notariato il termine “allegato” riferito al libretto di impianto deve essere considerato in senso “atecnico”, quindi non essere considerato unito all’attestato come un unico documento, ma semplicemente come una documentazione di corredo.
Il libretto di impianto, quindi, non va allegato all’Attestato di prestazione energetica a pena di nullità, ma va comunque consegnato all’acquirente al momento più opportuno.
Non è quindi necessario allegare il libretto all’Ape da allegare all’atto, ma è necessario allegarlo nella sua consegna all’acquirente. Riguardo quanto esposto precedentemente sulla validità in se dell’Ape rispetto agli adempimenti di legge da osservare per l’efficienza e la manutenzione della caldaia, riportate sul libretto, il Notariato non entra in merito.
Di seguito si allega il libretto di impianto e il libretto di centrale (la differenza è di seguito spiegata).

Si ricorda che nel caso di (scongiurati) incidenti che coinvolgono la caldaia (che, si sottolinea, gestisce combustibili pericolosi) sul proprietario o conduttore dell’immobile insistono responsabilità penali. Tali responsabilità ricadono sull’installatore / manutentore solo qualora il libretto sia regolarmente compilato. E’ quindi evidente che all’occupante dell’immobile conviene richiedere, alla ditta cui si è affidato, la compilazione del libretto.
Del resto la compilazione del libretto è un obbligo per l’installatore e in nessun modo lo stesso può richiedere un compenso aggiuntivo per la compilazione di tale documento (che deve essere custodito presso l’ubicazione della caldaia).
La stessa cosa vale per il libretto di centrale. La differenza tra libretto di impianto e libretto di centrale è che nel primo caso si è in presenza di impianti autonomi, al di sotto di 35 kW, nel caso di libretto di centrale si è in presenza di impianti centralizzati con caldaie superiori a 35 kW.

Per eventuali chiarimenti contattate lo Studio Tecnico Iossa.

Quando l’inquilino non paga le spese del condominio.
In caso di morosità nel pagamento delle spese condominiali da parte di un inquilino di un’unità immobiliare concessa in locazione, si chiede se l’amministratore debba o comunque possa agire legalmente nei confronti dell’inquilino o possa solo agire nei confronti del proprietario dell’unità immobiliare. La riforma del condominio del 2012 non ha innovato sul punto, lasciando pertanto immutate le regole generali del codice civile e della legge 392/78 (cosiddetta dell’equo canone), seppur rimasta solo limitatamente in vigore relativamente alle locazioni abitative, dopo la legge 431 del 1998, nuova disciplina generale delle locazioni abitative.
La Cassazione (sent. 12-1-1994, n. 246) ha infatti rilevato come la legge 392/1978 disciplina i rapporti tra locatore e conduttore, senza innovare la normativa sul condominio, sicché l’amministratore ha diritto - ai sensi del combinato disposto degli art. 1123 cod. civ. e 63 disp. att. dello stesso codice - di riscuotere i contributi e le spese per la manutenzione delle cose comuni ed i servizi nell’interesse comune direttamente ed esclusivamente da ciascun condòmino, restando esclusa una sua azione diretta nei confronti dei conduttori delle singole unità immobiliari. La legge sulle locazioni riguarda esclusivamente i rapporti tra il locatore ed il conduttore, originati dal contratto di locazione e non riguarda i rapporti tra l’amministratore ed i singoli partecipanti. Le spese condominiali afferiscono ai contributi previsti dall’ art.9, legge 392/78, per i quali, nei confronti del condominio, rispondono immediatamente i condòmini, per cui l’amministratore deve chiederne il pagamento direttamente ai proprietari degli immobili.

DETRAZIONE FISCALE IRPEF

Ristrutturazioni edilizie - Che cos'è
L’agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 e consiste in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare.
Tuttavia, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2018 è possibile usufruire di una detrazione più elevata (50%) e il limite massimo di spesa è di 96.000 euro.
La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
E' prevista, inoltre, una detrazione Irpef, entro l’importo massimo di 96.000 euro, anche per chi acquista fabbricati a uso abitativo ristrutturati.
In particolare, la detrazione spetta nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell'immobile.
Indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti, l’acquirente o l’assegnatario dell’immobile deve comunque calcolare la detrazione su un importo forfetario, pari al 25% del prezzo di vendita o di assegnazione dell’abitazione (comprensivo di Iva). Anche questa detrazione va ripartita in 10 rate annuali di pari importo.

Guida Agenzia delle Entrate 2018 - Ristrutturazioni edilizie
Guida Agenzia delle Entrate 2018 - Risparmio energetico

CONTATTATACI PER PROGETTAZIONI.

 
 
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